ASTON MARTIN
DBS:
Disegnata da William Towns, la DBS aveva una linea di gusto italiano
(l'impostazione generale non differiva molto da quella, ad esempio,
delle contemporanee Maserati Ghibli o della Fiat Dino Coupé) e una
meccanica raffinata: avantreno a quadrilateri, retrotreno con ponte De
Dion, 4 freni a disco (quelli anteriori autoventilati), cambio manuale a
5 marce e sterzo servoassistito. La nuova coupé Aston Martin avrebbe
dovuto portare al debutto anche un nuovo motore V8, tutto in lega
d'alluminio, ma vari problemi di messa a punto costrinsero la Casa di
Newport Pangell ad impiegare, inizialmente, i 6 cilindri in linea della
precedente DB6.
Caratterizzata da una carrozzeria imponente (261cm di passo, 459 di
lunghezza, 133 d'altezza e ben 183 di larghezza), da un'abitabilità per
2 (più due posti di fortuna dietro) e da un peso elevato (1588 kg), la
DBS aveva più un'impostazione da gran turismo veloce che da sportiva
pura. Come testimoniavano la presenza del servosterzo (gradito
soprattutto negli USA) e l'elevato grado di finitura (con pelle e radica
ovunque).
Al momento del debutto era disponibile un'unica versione, mossa dal noto
6 cilindri in linea in alluminio con distribuzione bialbero di 3996cc,
alimentato da tre carburatori SU. Con 282cv, la pesante DBS raggiungeva
la modesta (per la cilindrata) velocità massima di 227 km/h. Per ovviare
alla carenza di prestazioni (sentita soprattutto in Europa) pochi mesi
dopo l'Aston Martin lanciò (accanto alla versione standard, che rimaneva
in listino) la DBS Vantage, che, grazie all'alimentazione con 3
carburatori (maggiorati e a doppio corpo) Weber e al rapporto di
compressione più elevato, disponeva di 325cv (sufficienti a consentire
241 km/h). Naturalmente anche freni e assetto vennero adeguati alle
maggiori prestazioni. La DBS Vantage uscì di listino nel 1970, quando
venne presentata la DBS V8, mentre la versione standard rimase in
produzione fino al 1973.